Paolo Pasi (Apeman) ha scritto: 25 lug 2025, 13:02
Ufficio Magico ha scritto: 25 lug 2025, 11:55
Paolo Pasi (Apeman) ha scritto: 25 lug 2025, 10:03
Credo che i podcast siano una cosa molto bella, ma come tutti gli strumenti, possono essere utili o meno. Diciamo che non è un’intervista vera e propria, ma in un Paese dove neanche i giornalisti fanno domande “scomode” ai potenti di turno, non credo lo si possa pretendere da un podacast che vuole e in parte deve, mantenere buoni rapporti con il mondo dei parchi. Prendiamo gli aspetti positivi (alcuni aneddoti) e tralasciamo quelli “meno” positivi…
Nell'ambito dei parchi è impossibile fare informazione senza ricevere attacchi interessati e ricatti.
Trovo encomiabile lo sforzo di chi ha realizzato questo podcast, presumo senza santi protettori. Se nel giornalismo esiste qualche parvenza di sindacato e c'è una vaga etica, nel nostro ambito questo manca totalmente: secondo i parchi la creazione di contenuti o è marketing, o non è.
Ognuno si muove allo sbaraglio di fronte ai capricci di questo e di quello, mettendo a rischio solo sé stesso. Quindi ben venga un contenuto che ha fatto riflettere molto oltre il contenuto testuale dell'intervista, in cui comunque l'intervistato si è prestato più di quanto si sarebbe potuto aspettare...
corkscrew ha scritto: 25 lug 2025, 11:47
Non vogliono fare contenuti promozionali, ma poi si offendono se non vengono invitati agli eventi. È un atteggiamento ipocrita.
Il giorno in cui i parchi capiranno che tutti i contenuti sono promozionali, e che un contenuto pubblicitario (perché questo desiderano, anche se non hanno il coraggio di dirlo e si nascondono dietro a molte ipocrisie) fa male a loro stessi per primi, nevicherà ad agosto.
Secondo me non dobbiamo confondere fra fare informazione e fare una “fanzine” del mondo dei parchi. Nel primo caso, quando il CEO spiega che i pupazzi di Animal Treasure Island sono così( pochi movimenti e vestiti stampati) perché con pochi movimenti l’attrazione dura di più e perché si dovevano realizzare soggetti sfruttabili anche in altri ambiti, il soggetto che fa “informazione ringrazia per la franchezza della prima risposta, ma mette in dubbio la plausibilità della seconda. Invece tutti gli intervistatori si fanno andar bene l’intera risposta. Se Vuoi recensire seriamente i parchi, ti paghi il biglietto e il viaggio da solo, se invece vuoi ingraziarti i soggetti delle tue recensioni, cercherai di essere morbido nei tuoi giudizi. Ma farai un altro lavoro, non sicuramente informare.
Ps: sia chiaro, ognuno è libero di fare ciò che vuole, sicuramente il suo parere sarà meno autorevole, tranne per chi si vuole sentir dire che le cose vanno sempre bene…
La tua osservazione sulla differenza tra chi si paga il biglietto e chi viene invitato (magari con pacchetto completo) tocca un nervo scoperto. Perché è chiaro che chi è "ospite" tenderà, anche inconsciamente, a smussare le critiche o a evitare i temi scomodi. È umano. Tra l'altro le domande saranno anche concordate, quindi quali domande scomode volete che gli facciano? Aggiungo anche che spesso si presentano come "appassionati", "critici" o addirittura "giornalisti", ma nella pratica si comportano come veri e propri influencer promozionali. Lo stesso podcast in questione è una promozione, per sé stessi, per l'inviato di turno e per il parco che segue a sua volta. Ripeto, c'è molta ipocrisia in questo mondo. Da una parte ci si dichiara indipendenti, schietti, dalla parte del pubblico, ma dall’altra accettano inviti, anteprime, saltafila e, puntualmente, evitano ogni critica seria per non rischiare di perdere il rapporto privilegiato con i parchi. Questo fino a che per un motivo o per un'altro non vengono invitati più, allora poi arrivano le frecciatine, le stories mirate, i video "io qui non posso entrare". Molti di questi youtuber o content creator, quando si trovano davanti a qualcosa che non funziona o che vorrebbero criticare, si rifugiano nell’ironia o nella battutina.
È una strategia comoda: invece di esporsi davvero con un’opinione chiara, usano il sarcasmo per mandare un messaggio ambiguo, abbastanza vago da potersi difendere in caso di critiche (“era solo una battuta!”), ma abbastanza trasparente da far capire a chi guarda che qualcosa non li convince (ma non erano indipendenti?). È un modo per "dire senza dire", per evitare il confronto diretto, per non inimicarsi nessuno, e allo stesso tempo fingersi critici.