Pillarstone stessa fin da subito dovrebbe essere consapevole che non sta gestendo una catena di fast food ma una realtà che invece VIVE di sogni ed esperienze, che sono il punto focale, l'aspetto centrale che poi fa aumentare anche i conticini, sia per un aumento di visitatori che per l'aumento di spesa media, che è un punto critico di cui Guido Zucchi stesso si lamentava.magiclandfanspage ha scritto: 4 ago 2025, 16:54Il modo in cui Pillarstone ha gestito e continua a gestire MagicLand riflette esattamente la natura di ciò che è: un fondo di investimento. I fondi non nascono per costruire esperienze, nascono per proteggere e valorizzare il capitale, minimizzando i rischi e cercando un ritorno economico, possibilmente nel medio termine. Le loro decisioni sono guidate da bilanci, prospetti finanziari e rendimenti attesi, non da sogni.
Questa impostazione si riflette in tutto ciò che riguarda MagicLand: investimenti selettivi, spesso prudenti, orientati al contenimento dei costi più che allo slancio innovativo. È una gestione razionale, lineare, funzionale alla valorizzazione dell’asset in vista di una potenziale vendita futura. Non c’è una visione di lungo periodo tipica di un operatore di settore, ma una logica finanziaria di ottimizzazione. Poi mettici anche che, appena insediati, c'è stata una cosa chiamata pandemia.
In questo contesto va inserita anche la figura di Guido, un amministratore assolutamente capace, che ha il compito, tutt’altro che semplice, di guidare un parco sottoposto a vincoli finanziari rigidi, aspettative di redditività e una struttura proprietaria che non nasce per fare epic universe in Italia, ma per proteggere capitale. Guido è lì per far funzionare ciò che c’è, con le risorse che ha.
E qui sta un punto fondamentale: un bravo amministratore non deve convincere nessuno. In questo caso non deve “vendere” una visione perché non è lui a doverla generare: quel compito spetterebbe a un soggetto con un’ottica industriale, con una mission legata all’esperienza e alla crescita del brand. Ma Pillarstone non ha questa mission, e quindi a Guido spetta un lavoro più tecnico, gestionale, delicato: tenere in equilibrio numeri, esigenze operative e aspettative finanziarie. È un lavoro difficile, silenzioso, spesso invisibile al pubblico. Ma assolutamente FONDAMENTALE.
Chi pensa che un amministratore debba “ispirare” o “trascinare” come farebbe il ceo di un parco creativo, ignora la natura dell’ambiente in cui si trova attualmente il Parco. In un fondo, non si lavora per convincere, ma per garantire stabilità e rendimento. Nessuno si aspetta da lui una visione artistica o trasformazioni radicali. Anche perché, in un contesto del genere, non gliele lascerebbero nemmeno fare.
Guido Zucchi sta già facendo tutto ciò che è realisticamente possibile nel quadro che gli è stato assegnato. Non è una questione di volontà, ma di margini di manovra.
Qualcuno si ricorda davvero in che stato versava MagicLand nel 2018? Tematizzazioni lasciate marcire, un servizio clienti inesistente, un punto informazioni imbarazzante, nessuna nursery degna di quel nome, divise aziendali da autogrill, zero identità, una gestione disorganizzata, assenza di visione commerciale, spazi F&B lasciati al caso. Era un parco tecnicamente ancora in funzione, ma morto , senza prospettive, senza una direzione.
Da allora, con tutte le difficoltà legate alla natura della proprietà, il lavoro fatto è stato enorme. Altro che immobilismo come dice qualcuno. Il parco è stato completamente ristrutturato alla base, dal punto di vista organizzativo, operativo e strutturale. È arrivata una nuova attrazione acquatica, è stato realizzato un playground tematizzato, rivista tutta la zona dei bambini, una driving school per bambini, ben due nuove aree tematiche, due horror house, ristrutturazioni pesanti e continue, un giant frisbee, un’offerta halloween di livello altissimo, una stagione natalizia che oggi può tranquillamente essere considerata tra le migliori, se non la migliore in Italia. Senza dimenticare un intero parco acquatico costruito da zero, l’ottimizzazione e la ridefinizione di tutti gli spazi food & beverage, e un miglioramento radicale dell’organizzazione interna. E sì, magari qualcosa l’avrò pure dimenticata, perché è stato fatto tanto. Tantissimo. Non tutto perfetto, certo. Ma nulla di paragonabile allo stato in cui versava il parco solo pochi anni fa.
E qui va detto chiaramente: quando, e se, Guido Zucchi verrà finalmente supportato da una nuova società, con visione e capitali seri, allora MagicLand potrà ricevere quella spinta definitiva di cui ha bisogno. Perché la base oggi c’è, e c’è grazie alla gestione di questi anni.
Con la politica da braccino corto sta tranquillo che saranno compromessi sia uno che l'altro, ed è qui che un bravo manager dovrebbe intervenire, almeno al meglio delle sue possibilità. E' chi dirige il primo che dovrebbe andare dagli investitori e dire: guardate, le carte in tavola che state mettendo non sono sufficienti per vincere la partita, però con questo, questo e quest'altro potremmo ambire a un altro campionato. Zucchi l'avrà fatto? Chi lo sa...
Per quanto l'operato di Guido sia encomiabile per mantenere quello che c'è già, per rinnovarlo e fare in modo che il parco sia curato su una cosa, mi spiace dirlo, ma non ci ha preso per niente: la centralità dell'offerta "di un certo tipo" (e chi mi conosce sa di cosa parlo) per poter crescere nel 2025. Qui non ci siamo proprio, almeno stando a quanto dichiarato da lui stesso in persona.
Pensare a shock come a coaster "un po' solo teenager", presentarsi dichiaratamente con un coaster "non thrill thrill thrill", e "per famiglie" mi fa proprio pensar male. Lo stesso wild rodeo, presentato al mondo con un incredibile record mondiale: il limite di età più alto al mondo! Ma come si fa a partorire una follia simile quando nemmeno i grandi parchi americani "per adulti" ci pensano minimamente?
Guido Zucchi, sempre stando alle sue parole (perché poi se dichiara A e pensa B è un altro discorso), non crede che il futuro e il presente di un parco di quel tipo sono proprio gli snobbatissimi coaster da record, più di uno, che sono il futuro delle attrazioni family di un parco moderno. E' così che un parco polacco in mezzo al nulla fa il quadruplo degli ingressi e possiede 120 volte l'utenza straniera di magicland (non sto esagerando, il numero è almeno centoventi, se non di più).
L'idea di parco pucci pucci, ben curato, con la solita offerta XYZ di attrazioni che trovi in qualunque parco, dove i coaster e le attrazioni thrill sono messi col contagocce, non troppo alti e costosi perché tanto per la maggior parte del pubblico sono delle statue, e i pochi temerari disposti a sfidare la sorte sono, appunto, pochi... non funziona! E' morta!
E ripeto, se non ci crede il CEO, cosa ne deve sapere l'investitore? Che, ripeto anche qua, doveva essere il primo disposto a investire quel tanto di più per un vero piano di rilancio. Non parliamo di un parco in mano a una famiglia che cercava di tirare avanti, ma di un piano studiato a tavolino. Male, ovviamente. E oggi siamo qua a sperare in questo grande compratore disposto a spendere un sacco di soldi... EH?! Ma non poteva cominciare Pillarstone? Mi sfugge proprio la logica di un parco che chiude ogni anno in negativo per ripagare un debito, tenuto al guinzaglio senza farlo crescere come dovrebbe e potrebbe.
