WC90 ha scritto: 4 ago 2025, 8:22 un bravo amministratore delegato dovrebbe essere il primo a saper convincere gli investitori che proporre una novità di un certo tipo vuol dire solo consolidare il proprio status di parco inferiore.
Il modo in cui Pillarstone ha gestito e continua a gestire MagicLand riflette esattamente la natura di ciò che è: un fondo di investimento. I fondi non nascono per costruire esperienze, nascono per proteggere e valorizzare il capitale, minimizzando i rischi e cercando un ritorno economico, possibilmente nel medio termine. Le loro decisioni sono guidate da bilanci, prospetti finanziari e rendimenti attesi, non da sogni.
Questa impostazione si riflette in tutto ciò che riguarda MagicLand: investimenti selettivi, spesso prudenti, orientati al contenimento dei costi più che allo slancio innovativo. È una gestione razionale, lineare, funzionale alla valorizzazione dell’asset in vista di una potenziale vendita futura. Non c’è una visione di lungo periodo tipica di un operatore di settore, ma una logica finanziaria di ottimizzazione. Poi mettici anche che, appena insediati, c'è stata una cosa chiamata pandemia.
In questo contesto va inserita anche la figura di Guido, un amministratore assolutamente capace, che ha il compito, tutt’altro che semplice, di guidare un parco sottoposto a vincoli finanziari rigidi, aspettative di redditività e una struttura proprietaria che non nasce per fare epic universe in Italia, ma per proteggere capitale. Guido è lì per far funzionare
ciò che c’è, con le risorse che ha.
E qui sta un punto fondamentale: un bravo amministratore non deve convincere nessuno. In questo caso non deve “vendere” una visione perché non è lui a doverla generare: quel compito spetterebbe a un soggetto con un’ottica industriale, con una mission legata all’esperienza e alla crescita del brand. Ma Pillarstone non ha questa mission, e quindi a Guido spetta un lavoro più tecnico, gestionale, delicato: tenere in equilibrio numeri, esigenze operative e aspettative finanziarie. È un lavoro difficile, silenzioso, spesso invisibile al pubblico. Ma assolutamente
FONDAMENTALE.
Chi pensa che un amministratore debba “ispirare” o “trascinare” come farebbe il ceo di un parco creativo, ignora la natura dell’ambiente in cui si trova attualmente il Parco. In un fondo, non si lavora per convincere, ma per garantire stabilità e rendimento. Nessuno si aspetta da lui una visione artistica o trasformazioni radicali. Anche perché, in un contesto del genere, non gliele lascerebbero nemmeno fare.
Guido Zucchi sta già facendo tutto ciò che è realisticamente possibile nel quadro che gli è stato assegnato. Non è una questione di volontà, ma di margini di manovra.
Qualcuno si ricorda davvero in che stato versava MagicLand nel 2018? Tematizzazioni lasciate marcire, un servizio clienti inesistente, un punto informazioni imbarazzante, nessuna nursery degna di quel nome, divise aziendali da autogrill, zero identità, una gestione disorganizzata, assenza di visione commerciale, spazi F&B lasciati al caso. Era un parco tecnicamente ancora in funzione, ma morto , senza prospettive, senza una direzione.
Da allora, con tutte le difficoltà legate alla natura della proprietà, il lavoro fatto è stato enorme. Altro che immobilismo come dice qualcuno. Il parco è stato completamente ristrutturato alla base, dal punto di vista organizzativo, operativo e strutturale. È arrivata una nuova attrazione acquatica, è stato realizzato un playground tematizzato, rivista tutta la zona dei bambini, una driving school per bambini, ben due nuove aree tematiche, due horror house, ristrutturazioni pesanti e continue, un giant frisbee, un’offerta halloween di livello altissimo, una stagione natalizia che oggi può tranquillamente essere considerata tra le migliori, se non la migliore in Italia. Senza dimenticare un intero parco acquatico costruito da zero, l’ottimizzazione e la ridefinizione di tutti gli spazi food & beverage, e un miglioramento radicale dell’organizzazione interna. E sì, magari qualcosa l’avrò pure dimenticata, perché è stato fatto tanto. Tantissimo. Non tutto perfetto, certo. Ma nulla di paragonabile allo stato in cui versava il parco solo pochi anni fa.
E qui va detto chiaramente: quando, e se, Guido Zucchi verrà finalmente supportato da una nuova società, con visione e capitali seri, allora MagicLand potrà ricevere quella spinta definitiva di cui ha bisogno. Perché la base oggi c’è, e c’è grazie alla gestione di questi anni.